Peccato che, per contro, i nostri giovani senza futuro
partano soli, tra abbracci dolorosi e lacrime da inghiottire, non sapendo
quanto a lungo dovranno lavare piatti e pavimenti nel tentativo di trovare la
via per mettere a frutto anni di studio, di sacrifici di famiglie intere, di
esborsi, di tasse, di alzatacce, di sleccate obbligate ai talloni dei baroni
universitari che ai migliori succhiano anche l’anima. Peccato che dopo tanto
impegno, poiché l’Italia è niente più niente meno come fosse in guerra, e non
servono i combattimenti armati per ottenere risultati devastanti, con la
differenza che se non figuri come profugo che fugge o magari… scappa, non ti si
incucca nisciuno, e figuriamoci i testoni europei o le United Nesssscioons,
peccato, dicevo, che i nostri giovani, valigia in spalla e poche cose che sennò
coi voli low cost – gli unici faticosamente abbordabili – non ti fanno passare
più di 10 kg a mano (50 cm di altezza dunque, misurate anche le rotelle sennò
so’ cazzi! -, e non più di 20/23 imbarcati, debbano affrontare tutto da soli:
lingua - che qui in Italia ari-nisciuno ha consentito loro di apprendere in
maniera decente nelle scuole pubbliche che sono un esempio, generalmente
parlando, di sfascio -; timori di un futuro prossimo e lontano che non si può
sapere che faccia avrà; affetti da tenere chiusi nella cassaforte di un cuore a
pezzi…
Peccato che i nostri giovani non siano né salutati né
tantomeno accolti da fanfare e divise e pennacchi, né, figuriamoci, da un bel
tappeto srotolato davanti ai piedi degli spettatori compiaciuti che si
stagliano orgogliosi come tacchini deficienti contro l’azzurro cielo di tanta
allucinante macchinazione.
E peccato che poi, alla fine, anche i
disagiati-profuganti-svantaggiati-fuggitivi-scappandi o quanto altro, anche
loro - una volta spenti i riflettori accesi ad arte per dare lustro sempre e
ancora ai tacchini deficienti - finiranno macinati tra gli ingranaggi di lavoro
con remunerazioni da piantagioni del Sud America dei tempi della guerra di
secessione. Certo, per tali soggetti, che già partono col colore della
carnagione giusto e che in Patria vivevano magari in tende beduine o comunque,
non di certo in eleganti palazzi, sarà comunque un apparente passo avanti,
un’allucinazione psichedelica che li farà sentire parte del mondo entro cui
sono stati artificialmente indotti a desiderare di entrare.
Un tempo gli uomini liberi venivano catturati con le reti
mentre cercavano inutile scampo fuggendo con piede veloce tra alberi e foreste,
per venir imbarcati su navi della morte e, quelli che arrivavano vivi, seppur
zombie, venduti al palo nel quartiere del Pelourinho a Bahia. Oggi li salutano
negli aeroporti. E quelli sorridono. Un po’ come Pinocchio che cade in mano al
proprietario del circo.
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