mercoledì 27 aprile 2016

Riflessioni su figli, frecce e onde


"E' vero, come già scrisse il grande Gibran, i figli sono ben frecce che dalla forza che sapremo imprimere al nostro arco prenderanno lo slancio per librarsi verso la vita. Ma chi li ha generati non può semplicemente, denudato, spalancare le braccia e rimanere a stringere soltanto i ricordi, se gli stessi figli non torneranno a condividere i frutti delle speranze. Se, e poiché, la vita è amore - comunque e sempre una forma di amore che tutto ha la forza di muovere, i figli dovrebbero sapersi mutare, esaurito lo stridere del falco che li becca, - a tributo di tale impeto creativo -, in onda di mare...
Le frecce, sibilando ignorano ciò che incontrano. Cercano la meta perdendo il sapore del cammino. L'onda no, l'onda si diparte morbida in cerca della propria libertà di vagare, di seminare la vita attinta dal grembo della madre terra, per lei fattasi sabbia al fine di offrirle spinta e riparo. L'onda propaga la vita di cui si è nutrita, ma non disdegna di tornare a lambire con la propria carezza, a nutrirla e colmarla dei doni ricevuti e altrove maturati, quella stessa spiaggia che le fu culla, generante e generosa per amore dell'onda, non di sè... "

"Il guerriero tenta di diffondere la sua luce e se fallisce, lasciate che la pace dell'intenzione renda onore al suo cuore. Si faccia, di ciò che nella sua umana certezza ha tentato di trasmettere, ciò che si riterrà opportuno, se non giusto. Il guerriero accetta che le vie siano infinite e la scintilla della sua luce, in tal maniera, è dunque salva."

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