giovedì 23 aprile 2015

In risposta a un commento sulla comparazione situazione Italiani nel dopoguerra con immigrazione attuale in Italia.

Ciò che Lei dice è interpetrabile a doppio senso. Anche perché proprio così, "eravamo noi" e non ricordo che da qualche parte sia arrivata una salvazione speciale. Era comunque un morire e solo chi si rimboccava le maniche davvero, sopravviveva nell'ambito di una vita seppur di stenti. Stiamo vivendo ben altri scenari, e il passato non è comunque esattamente paragonabile a mio avviso, agli stravolgimenti epocali in corso. Con tutta la pena che oggi siamo costretti a portarci dentro. Però aggiungo anche, che dal mio canto ho dolore anche per una figlia che ben adulta, laureata, costretta come moltissimi altri a farsi sfacciatamente sfruttare per anni e anni, SENZA TUTELE, è oggi costretta a programmare una fuga in altro Paese, dove il marito è già andato mesi addietro - stessa situazione di non occupato, con curriculum eccellente - Paese che in breve gli ha permesso di organizzare la loro vita e quella di una creatura che, finalmente, in situazione di futuro sperabile, si è decisa a manifestarsi. Fossero stati immigrati in terra nostra, e meno sfortunati di altri, avrebbero magari avuto di che campare qui senza neanche sprecarsi a cercare/trovare lavoro, tanto paghiamo noi. Vivere in Italia, per ormai troppi Italiani, è diventato insostenibile. Nonostante i salassi di cui siamo vittime, non ci torna indietro che fumo. Per il resto, fin troppo se ne disperde pro domo di chi porta denaro sporco in tasche malavitose. E' una situazione inaccettabile, da qualunque punto di vista la si voglia osservare. E come ebbi a rispondere a una cognata che mi sbeffeggiava per le attenzioni che riservavo alla mia prima gravidanza: ciascuno vive la propria. Questa è la mia, e la difendo. Poiché perderla sarebbe come veder implodere l'universo intero.

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