martedì 27 gennaio 2015

Trick e track trick e track




La sfacciataggine è un vizio che mi urta oltre misura. 'Sta gentaglia è diventata di plastica, indossa la maschera di Matrix. Il Parlamento è ridotto a un doppione del Circo Barnum e questi non fanno nemmeno ridere anzi, fanno vomitare. Tsipras sarà pure pieno di difetti, sarà pure un visionario però si muove, infila qualche zeppa tra le ruote della macina UE. Anche io mi sento Tsipras!
In più, sapere che nel Parlamento Europeo pullulano pulci e pidocchi nostrani che certo non saranno peggiori di quelli di altri Paesi ma che, a noi che li conosciamo e sappiamo quanto siano inconsistenti, ci causano un prurito mortifero... bè, solo per questo sento che potrei invocare gli strali vendicatori di qualche Zeus! Che schifo. Noi popoli di antica tradizione, di cui un tempo ogni cosa si lodava – perfino che le donne Italiane del Rinascimento fossero le sole, in Europa, a ricevere un’educazione che potesse considerarsi completa! (e sai sora Angela quanto rosica!) – ci siamo lasciati ridurre in questa forma di schiavitù esercitata nel nome di un falso consesso. Ma chi la vuole questa Europa? Ma chi la conosce! Ben torni la cancellazione di Schengen. E il diametro delle nostre lenticchie ce lo stabiliamo da soli! E il quantitativo del latte, e i prodotti di colture e allevamenti, e... e tutto il resto. AUTOCTONI. E tornare eccellenti nella produzione... tutto quello che ci invidiano e che dobbiamo riconquistare per l'Italia. Per gli Italiani da nove generazioni - che di meno potrei dubitare... -. Tutte balle. Ah, non ci sono più guerre? E perché, servono le armi, in Europa, per fare tanti tanti tanti morti? E guardiamo quanti zombi ci stanno? FUORI. FUORI. FUORI.
Vagheggio che il movimento greco diventi un traino per la liberazione da questo giogo imposto da poteri che altro non vogliono che stritolarci. P.S. Boldrini, si taccia, lei e gli anatemi contro chi non pensa alla pace, che come altri prima di lei, fa meno meschina figura. Della vs pace ce ne fottiamo.



Giornata della Memoria. E vabbè




Per non dimenticare. Verissimo. Ma la memoria non può essere incanalata a senso unico. Altri popoli hanno sofferto lo sterminio. Di loro non si parla. Altri regimi di folle crudeltà hanno perpetrato stragi. Di queste non si parla. Mi domando il perché di certi colpevoli, conniventi silenzi. Del nazismo conosciamo orrori e grandeur. Del fascismo son piene le pagine e le erudite trasmissioni televisive martellano per portare a galla anche quello che ancora oggi non si conosce per certo. Vogliamo parlare di Stalin. Vogliamo parlare dei gulag. Vogliamo parlare del lusso sfrenato dei dittatori russi e della sofferenza mortale del popolo, di coloro che osavano proclamarsi dissidenti, oltre che dello scempio nelle guerre, contro popoli che sono stati decimati e martoriati? O il comunismo non è mai esistito e ancora ci vogliono far credere che se pure sia comparso sulla Terra, si sia poi dileguato per mai più ricomparire? Io sarò visionaria, ma mi sento sempre col fiato rosso sul collo.

Marino impazza


 Io rimango a bocca aperta perché a questo punto si dovrebbe solo urlare e spedire certa gentaglia su Saturno, oppure Plutone! Ma come si fa ad avere una tale faccia da tolla e spacciare questa schifezza immorale per buona? E quando poi le buche torneranno...? Che minchiata è mai questa?
Improvvisamente le buche hanno una priorità mai vista! Improvvisamente cantieri dimenticati diventano di attualità. Improvvisamente lo schifo della MONNEZZA che invade tanti quartieri di Roma non conta. Improvvisamente le fogne piene di pantegane vengono immaginate pulite.
Improvvisamente tutti i disastrati veri che non hanno un tetto possono allegramente andare a fare in kìùl. Improvvisamente i giovani che col cavolo che si possono sognare di acquistare fosse anche un monolocale possono anche loro andare a schiattare.
Allora dico: Immediatamente, che qualcuno lo arresti!
Vabbè rubare, vabbè fregare sui parcheggi, vabbè mafia capitale e chi li conosceva, vabbè un demente che voleva togliere i sampietrini dai Fori e ora il compare parla di rimetterli su certe arterie cittadine. Vabbè tutto, ma un demente che perpetra demenze alla luce del giorno vuol dire che dei ROMANI se ne fotte!! Cittadini, se pure vivete nelle fogne, sappiate che è ora di uscire allo scoperto!!!

http://www.ilmessaggero.it/…/strade_c…/notizie/1145798.shtml

lunedì 22 dicembre 2014

Risposta a "lettera di un dipendente" STARTUP-news.it



La ragione, giriamola come vogliamo, è dalla parte di chi, in un campo o nell'altro, ci mette del proprio e lavora onestamente. Il vero nodo è rappresentato dal marciume che corrode l'animo (non l'anima... quella era già nera...) dei politicanti e di tutti quelli che rivorticano intorno a loro, attraendosi uno con l'altro. Il dramma, a fronte di tale nodo, è che si sia venuto a creare un vortice che tutto risucchia - energie, capacità, dignità, voglia di vivere e credere e guardare avanti, desiderio di socializzare, di godere delle bellezze che nonostante la malvagità di coloro che fanno scempio di ogni cosa in ogni dove, ci circondano. Nella nostra famiglia abbiamo vissuto e sostenuto lo splendore del sogno giovanile di mio marito, valente imprenditore; la gioia di una famiglia numerosa che a quel tempo "ci eravamo potuti permettere". Ma il vortice succhiava dal profondo e più i committenti erano potenti e inseriti nelle istituzioni e grosse aziende pubbliche, e più il serpente attanagliava e pretendeva, fingendo di sostenere con gli ordinativi e le commesse, al mantenimento di un'azienda che era nata sana e desiderosa di contribuire al benessere sociale di questo Paese. I grandi corruttori, corrotti e insaziabili, Stato e fisco collusi, hanno ucciso anche il giovane e valente imprenditore, generoso di sé fino alla morte. In premio del suo straordinario idealismo, della sua forza di uomo onesto, ha avuto la vita stroncata. Noi, la sua famiglia, orfana di marito e padre. Agli inetti che da anni , anche usurpando governano, rubando a man bassa, chiedo in cambio e a soddisfazione di giustizia, la stessa vita e la stessa gioia di cui ci hanno deprivate. Non trovo sacche di perdono anzi, più passa il tempo più li vorrei vedere appesi - non prima di vederli restituire fino all'ultima moneta e all'ultimo possedimento, propri e di coloro che intorno ci hanno gravitato. Dopo, soltanto dopo, appesi. Fuori delle mura, chiusi in gabbie, nudi ed esposti ai denti e agli artigli dei loro simili: gli avvoltoi.
In quanto alle ansie del lavoratore dipendente bè, quelle le scaricherei sulle spalle dei sindacati che da troppo tempo si nutrono del lato inerte di certi spiriti. In particolare, buona parte dei dipendenti pubblici, hanno sempre rappresentato una landa di sabbie mobili in cui l'Italia è sprofondata, più o meno lentamente. "Fare il dipendente" era l'aspirazione del Monsieur Travet di ogni popolo. Finché il sistema ha funzionato e la corruzione non ha toccato certi vertici, il dipendente, pacato e menefreghista, era al sicuro, quel tanto da non far sì che si rendesse conto della direzione in cui il vento cominciava a spirare anche per lui. A differenza dell'imprenditore, che ci mette ogni cosa che di sé possiede, il dipendente si agita poiché, consumata la certezza del posto di lavoro che gli ha permesso di condurre una vita dignitosa, seppur non sempre agiata, annaspa nel vuoto della propria antica incapacità di autogestirsi. E sappia, il dipendente che lavora, che non provo pena alcuna, per una moglie che lavora "ché altrimenti i soldi a fine mese non bastano". Magari, il dipendente ha una moglie femminista e consumista. Io sono stata semplicemente donna. Oggi vado sentendo discorsi che seppur sommessi e mostruosamente in ritardo, alzano un timido velo sull'importanza della centralità del ruolo della donna in seno alla famiglia, allo Stato dunque, di cui essa è nucleo e fondamento. La mia parte l'ho fatta. Nella nostra casa. Nella casa dell'imprenditore valente e onesto si sono vissuti tempi durissimi, ma la vela è rimasta alzata, grazie a me che dall'interno continuavo a fare la parte del vento del nord. Oggi, quello Stato che al dipendente elargisce anche gli ottanta miseri euri, magari doppia elargizione in famiglia, non sa che esisto, salvo che per le tassazioni di cui mi grava, pur non riconoscendomi diritto alcuno per il ruolo svolto in seno a codesta società. La mia fortuna: una famiglia salda e unita al di sopra di ogni procella. Stato, fuck off. Di più, Stato, piantala di prendere le vere Donne Italiane per i fondelli. Non c'è bisogno di riempire il Parlamento e i corridoi di faccette rosa, clonate su modelli stereotipi, indottrinate come tante testimoni di Geova, per ergersi a difensore dei diritti e della dignità della donna, che per voi rimane sempre e soltanto fimmini da sfruttare. Lo squallore? E' che a vederle, sembrano sguazzarci dentro, come certi animali di cui non si spreca nemmeno il ruvido pelo.

martedì 25 novembre 2014

Ho in mente un progetto utopico...

Ho in mente un progetto utopico ma, chissà... Ho chiesto l'amicizia al Dott. Massimo Coen Cagli su Facebook.com. Ha accettato. Gli ho delineato in poche parole l'idea del progetto. Mi ha dato il suo indirizzo email, così magari approfondiamo il discorso visto che io posso metterci l'idea e dare un contributo. Poi, non saprei.
Ecco:


La mia idea sarebbe la seguente:


Metter su una Fondazione veramente no profit! Reperire terreni con casali abitabili. Coinvolgere sostenitori. Aprire una porta costruttiva per coloro che oggi si trovano sbattuti su una strada a fare i barboni, ai quali viene "semplicemente" offerto - magari e non sempre - un pasto, o ché so io.

Questa gente, prima di cadere tanto in basso, spesso aveva una famiglia, un lavoro, una dignità. Fingere che tutto questo non sia mai esistito e "sfruttarli" per assicurare posti di lavoro ad altri che sulla loro pelle si sistemano in seno alla società, è vergognoso.
Modificare totalmente il punto di vista e di partenza. Basta con l'assistenzialismo deteriore che tende a perpetuare il disastro esistenziale, bensì, partecipazione attiva dei soggetti al proprio reinserimento.
In pratica - si fa per dire... - mettere a disposizione quanto sopra, con assistenti di ogni genere professionalmente preparati a sostenerli psicologicamente, medicalmente, lavorativamente - con corsi di formazione e susseguente messa a disposizione di macchinari atti a rendere modernamente produttiva la terra; dare impulso a una rinascita di persone che si sono sperse, spesso, anche per i meandri dell'egoismo e dell'infelicità che esso provoca. 
(Segue mio indirizzo di posta elettronica. )
 Sarei felice di ricevere una mail di riscontro a questo mio messaggio. Grazie.
Rispettosi saluti.

lunedì 24 novembre 2014

Ripropongo le riflessioni su Il Processo di Norimberga, con qualche aggiunta


Un film documento di grande importanza storica. Un film di una forza morale trasposta al tempo del vero cinema, sul grande schermo, come di rado mi è accaduto di vedere. Un film. Di quelli che ci si aspettava di vedere, non per la crudeltà del soggetto, ma per la perizia e a volte, per l'onestà intellettuale di coloro che partecipavano all'elaborazione di quanto sarebbe andato in scena e poi, nelle sale, a informazione, come nel caso de "Il processo di Norimberga" svoltosi a carico di autorità tedesche colpevoli di crimini contro l'umanità, coperti dalla coltre di nebbia di una guerra.

Un processo che ha visto soggetti specifici, condannati. Una sentenza che non ha lasciato via di fuga alla coscienza collettiva della Germania e di ogni tedesco sopravvissuto a quei tempi estremi, seppure i colpevoli, condannati dal tribunale di Norimberga, non abbiano scontato la pena prescritta. La legge del profitto e della convenienza generale, come denunziato nel corso del processo stesso, ha avuto la meglio, conniventi altre nazioni che dal minimizzare - se non quando dal mettere a tacere -,  hanno imbastito futuri guadagni che a lungo andare, a punizione del misfatto, ci ridurranno polvere. Non che altri, altrove e in ogni tempo, non abbiano perpetrato orrendi delitti, genocidi. Ma in Germania, un popolo sviluppatosi nel cuore di un'Europa illuminista, terra di cultura, di musica e pittura e scultura e letteratura e ogni qualsivoglia altra forma d'arte... Nutrire nel seno di cotanta culla una tale serpe, ancora oggi ci impone di riflettere e, soprattutto, ci deve spaventare. Identiche perfidie, meschinità, bassezze dell'animo umano che hanno devastato la Germania sono emerse, seppure in ben minor misura - ma chi decide se la vita di un singolo uomo non valga quanto quella di milioni di assassinati - anche in Paesi come il nostro in tempi più recenti e ancora oggi sfacciatamente glorificati al di là di ogni possibile accettazione di mea culpa laddove coscienza imporrebbe. Il film è un'opera d'arte in senso lato: il tema trattato, la regia, la sceneggiatura, la sequenza delle scene. La bravura degli attori, attori veri, attori che per entrare nella sfera dei grandi frequentavano il pregiatissimo "Actors' Studio", tra i migliori che la cinematografia americana abbia prodotto: Spencer Tracy, Richard Widmark, Burt Lancaster, Montgomery Clift, Maximilian Schell, europeo nel sangue ed estremamente adatto a interpretare la parte dell'avvocato della difesa. Ogni arringa, una verità che in alternanza scalzava ora l'una ora l'altra faccia di quella terrificante medaglia. Ciascuno, nella forza del proprio ruolo, ha saputo imprimere ai personaggi una profondità che ha colpito nel segno delle coscienze. Vera la crudeltà mentale, vero il terrore perfino di respirare uno in faccia all'altro per tema di venir denunciati. Tutto vero e temibile, eppure, attraverso le parole del giudice della corte, viene espresso un grande concetto di fondo: se il giudice tedesco che firmava inique sentenze era un cultore della giustizia, tanto più colpevole, a calpestare il senso della dignità umana di coloro che andava mandando a morte, sapendo di fare ciò. Tanto più da condannare poiché un tal misfatto andava a ledere la speranza di salvezza dell'animo umano, non solo di creature innocenti delle colpe ascritte loro. Un film toccante e nella durezza delle requisitorie e dei filmati mostrati e nelle vie della ricerca delle colpe e di una giustificazione corale allo scempio. Ma di certo, il processo, obbligando il senso della vergogna di un popolo a emergere, lo ha anche spinto a nutrire dentro di sé un sentimento di estraneità e di vendicatività per essere stato smascherato. Riproposto, il film mi ha spinta a riflettere su motivazioni recondite di una tedesca a capo di un governo tedesco: sono riemersi dallo sfacelo con le unghie e con i denti, ricostruendo una Germania distrutta. La voglia feroce di rivalsa di un popolo, dei figli di coloro che non vollero sapere, che necessita di sentirsi lavato della colpa, fosse pure attraverso il conseguimento di meriti economici che li ha visti primeggiare, trova altre vie per tentare di imporre un'egemonia del riscatto. Il popolo ebreo non dimentica e persegue il culto del ricordo per non rischiare di ricadere vittima degli stessi orrendi crimini. La memoria degli uomini non archivia, anche se l'uomo cammina pensando che non ci sia necessità di guardare indietro. Il popolo tedesco non dimentica, archivia e in qualche modo, cerca rivincita. Aggiungo a quanto sopra, dopo aver rivisto il film sull'attentato di via Rasella a Roma - e da qualche parte devo aver scritto qualcosa in proposito - che è vero che la guerra è guerra, eppure, nel profondo della coscienza ciò che dovrebbe sostenere l'Uomo nell'affermazione della propria superiorità evolutiva, è il senso del limite imposto dall'onore, dal rispetto, seppur paradossale, della vita umana. Il duello sembra essere rimasto l'unico punto di riferimento onorevole, sebbene le cause fossero comunque assurde. Veniva concessa, alla pari, la possibilità di salvare l'onore ovvero, la faccia, di fronte a una comunità governata da valori che oggi appaiono perfino meschini ma che, a ben guardare con occhi di quei tempi, avevano lo scopo di salvaguardare le basi dell'ordine sociale costituito. Nel film, la personalità del colonnello Kappler si stempera, in qualche modo, nell'immagine fisica di chi lo impersona per lo schermo: un affascinante Richard Burton, pacato perfino, quel tanto da far quasi passare il messaggio che Kappler fosse "buono, umano". La sua fermezza nel tenere testa al generale che intendeva compiere ben altro sterminio ritorsivo, nasce però - e solo poche parole pronunciate di sfuggita da un sottoposto lo fanno intendere - dall'esigenza razionale di salvare il salvabile della facciata di un esercito perdente che presto avrebbe abbandonato Roma. Una forma di clemenza avrebbe autorizzato i tedeschi a far la parte delle vittime, solo quello. In verità, l'abominio delle menti  di chi manovra gli scempi è tale, che le vittime, di ogni colore e patria, si fanno burattini e nell'altro vedono soltanto il nemico. Invece, anche dietro i ragazzi, gli uomini che marciavano lungo via Rasella, c'erano altrettanti figli, fratelli, compagni, padri di qualcuno che col cuore in gola ne attendeva il ritorno. E' come organizzare combattimenti di galli. La Terra paga per tanto sangue. Tutti paghiamo. E l'Universo intero soffre e rischia l'implosione. Ma di questo, i mostri che ci circondano rifiutano la consapevolezza. Dunque, io stessa mi tiro fuori dal cedevole nastro e punto il dito come fosse la bocca di un cannone. Alla fine, se il Bene ha da Vincere, il Male ha da morire.

sabato 8 novembre 2014


http://www.lintraprendente.it/2014/11/non-scricchiola-il-nazareno-ma-berlusconi/

Non scricchiola il Nazareno, ma Berlusconi

Renzi gli ha fatto il trappolone, che sia un bluff o meno mostra chi comanda. Forza Italia è a pezzi, Verdini nei guai e Salvini in un'altra partita. Fitto intanto cresce. Il re di Arcore è nell'angolo
Silvio BerlusconiSpalle al muro. Silvio Berlusconi ha di fronte poche possibilità, nessuna delle quali politicamente valida, perlomeno per lui. Gli hanno sfilato il titolo di Cavaliere, la decadenza è stato l’ultimo colpo incassato, quello definitivo. Il Nazareno è pronto a sbriciolarsi, Matteo Renzi è un killer, vuol finire la parte di Pd che ha affossato, non lascerà il re di Arcore sopravviva alla prigionia. Il segretario democratico sta preparando il terreno, non sparerà ora ma s’è portato avanti e il colpo l’ha messo in canna. La recita del matrimonio prima con il gruppo misto, una maggioranza alternativa perlomeno improbabile, poi con Beppe Grillo mette Forza Italia alle strette. Un bluff, salvo sorprese, ché più inaffidabile del Movimento 5 Stelle probabilmente è difficile pescarne, l’inno della settimana è «le riforme comunque vanno fatte. Se gli azzurri non ci stanno ci attrezziamo diversamente». Angolo.
Denis Verdini è in difficoltà, per lui si prevede una bomba giudiziaria importante. Il Silvio, pronto a mollarlo, perde comunque un uomo fondamentale. Marcello Dell’Utri non è più un uomo libero, ha smesso di poter incidere positivamente nelle faccende forziste e imprenditoriali ma non smette di contare, pesare, sapere, avere esigenze. Angolo.
Il partito ormai sa di ridicolo. C’è chi galleggia, in realtà peggiorando le cose, come Mariastella Gelmini, intenti nel non rompere con niente e con nessuno. Giovanni Toti s’è confermato una sorta di addetto stampa scelto con attenzione, inutile però nel tirar fuori qualsivoglia cosa dalle secche. Il resto, falchi spiumati, da Daniela Santanché all’avvocato Ghedini, stanno lì, a contrastare lady Pascale e imbarazzante codazzo. Renato Brunetta non perde occasione per sbandierare la brama statalista. E l’elettore guarda e va. Il tutto si traduce in immobilismo partitico, ammesso di partitico ci sia ancora qualcosa. I soldi scarseggiano (Marina non ha intenzione di riprendere a versare a valanga) e Raffaele Fitto fa il suo per costruirsi un’ascesa. Che poi scalare qualcosa di morto sia miope è un altro discorso. La guerra in casa è dilaniante, il futuro sanno tutti non esserci e non si vedono via di uscite, specie perché il leader supremo rifiuta di far opposizione, cercando di salvare le imprese di famiglia. Angolo.
Matteo Salvini lascia intendere che vuol scippare l’unico elettorato per lui arrivabile: quello iracondo e mezzo acefalo del Beppe nazionale. Le alleanze vecchio stile sono sempre possibili, in fondo son state garantite in sede notarile con una cascata di denaro berlusconiano, ma i vecchi idilli sono esclusi. Angolo.
Francesca Pascale. Angolo. Il Nazareno è quasi un dettaglio, a scricchiolare è Berlusconi, ormai finito eppure ancora tristemente, irrimediabilmente lì.

6 commenti a Non scricchiola il Nazareno, ma Berlusconi

  1. ultima spiaggia Rispondi
    7 novembre 2014 at 17:18
    Analisi spietata, ma realistica. Ho visto persone rincretinire, mai nessuna rinsavire. Quindi aspettiamoci il peggio.
    Non so quanto Renzi possa cantar vittoria, perché le promesse le ha fatte tante e la prossima testa a cadere sarà la sua. La gente mi sembra incazzata abbastanza.
  2. francesco Rispondi
    7 novembre 2014 at 18:22
    Ad avere il coraggio e la buona sintesi di far proprie queste verità sarebbe un gran bene per tutti i simpatizzanti che tanto affetto e partecipazione han dato in venti anni ritardando l’arrivo di un comunismo statalizzante strisciante che adesso non fa prigionieri. Il Cavaliere non ce l’ha fatta per una smodata quantità di ragioni ma abbandonare il blocco di centro destra e non difendere i produttori di ricchezza è un destino di povertà per tutti peggiore che quello di avere questi statalisti al potere. Proviamo a pensare leader ed uomini…è tempo.
  3. mirko Rispondi
    7 novembre 2014 at 18:24
    Finalmente un articolo chiaro e dispensatore di verità che solo i ciechi non vedono. La verità non è mai spietata è verità.
  4. Bonny Rispondi
    7 novembre 2014 at 20:11
    assolutamente daccordo con Francesco
  5. Francesco_P Rispondi
    8 novembre 2014 at 00:56
    A me sembra che Berlusconi abbia deciso per l’eutanasia di Forza Italia stufo dei compagni di viaggio che sono solo dei profittatori. Se li è scelti lui ed è questo il principale errore che gli contesto.
    Purtroppo la scelta di Renzi di ricusare il patto del Nazareno cercando alleanze a sinistra e con il M5S è strategicamente perdente. Da ieri Renzi è “un morto che cammina” perché chi esce vincente da una situazione del genere è solo la sinistra del PD e – soprattutto – Beppe Grillo. La sinistra del PD, sebbene minoritaria all’interno del partito, ora ha libertà di condizionamento sulle mini-riforme, sull’aumento della spesa pubblica, sulla conservazione delle municipalizzate e delle loro poltrone, ecc.
    In una situazione del genere burocrati e grillini vanno a nozze.
    Renzi poteva contare qualcosa fintantoché godeva del tacito appoggio di Berlusconi da contrapporre alla sinistra del partito, ai sindacati, ed agli altri soggetti. Ora non conta più niente: sparerà le ultime cartucce verbali e poi sarà messo da parte. La legge di stabilità sarà stravolta in parlamento per preservare la spesa pubblica, gli enti inutili, le municipalizzate, le fondazioni bancarie, ecc. Arriverà una nuova ondata di tasse.
    Arriverà presto anche la mazzata della Commissione Europea. L’Italia che non si riforma e non riduce la spesa pubblica non può pretendere comprensione per il rinvio del pareggio di bilancio al 2017 che, invece, l’Italia si era impegnata a raggiungere nel 2015.
    … e giù altre tasse particolarmente odiose come la super tassa di successione auspicata oggi da Fassina e dalla Camusso che permetterebbe allo Stato di acquisire interi patrimoni al momento della morte del proprietario.
  6. laura onofri Rispondi
    8 novembre 2014 at 11:19
    Una pagina, commenti compresi, di contenuti lucidi e drammaticamente veritieri.
    I tentennamenti del 2011 sono stati il primo scivolone lungo questa china polverizzatrice dell’Italia che era e che poteva, doveva, essere. La Sinistra revanscista vince forse questa battaglia, ma la vera guerra la perde l’Italia tutta. Carissimo Presidente Silvio Berlusconi, Cavaliere semper, per noi Lei resta l’ultimo, unico eletto democraticamente dal Popolo. Il resto, anche molti intorno a Lei, purtroppo, sono, come dicono a Roma, “‘monnezza”.