A forza di meaculpismo e falsa tolleranza, l’occidente si gioca il futuro
Riflessioni dalla Germania sulla morte dei Lumi. Un libro sull'Europa che non difende più i suoi valori
di Matteo Matzuzzi
| 01 Settembre 2015 ore 06:02
Alexander Kissler, caporedattore culturale dell'autorevole periodico tedesco Cicero
Roma. La tolleranza non è altro che un
miscuglio di ignoranza, autocensura ostentata e rimorso, che favorisce
solo la conferma delle proprie convinzioni e non il confronto. E’ questa
una delle tesi che Alexander Kissler, caporedattore della cultura del
periodico politico-culturale tedesco Cicero e in passato alla Faz, ha
sviluppato nel suo ultimo libro, da poco uscito in Germania e dal titolo
assai chiaro: “Tolleranza zero per gli intolleranti”. Kissler, che anni
fa il teologo domenicano Wolfgang Ockenfels (amico di Joseph Ratzinger e
docente all’Università di Treviri) mise sullo stesso piano del celebre
filosofo cattolico tedesco Robert Spaemann quanto a impegno nella
battaglia contro il “secolarismo aggressivo”, se la prende con
l’occidente, che “si definisce come una comunità di valori che però non
difende in alcun modo”. Lo accusa di essersi ormai piegato all’idolo del
“meaculpismo”, il convincimento che i nemici dell’occidente in fondo
abbiano ragione. L’Europa, osserva, ha dimenticato la propria storia
spirituale, non sa più chi siano né cosa abbiano scritto Gilbert Keith
Chesterton, Philippe Nemo, Rémi Brague, Heinrich August Winkler e –
fatto ancor più grave – non approfitta più delle idee epocali portate
dall’illuminismo, rinunciando a difendere i propri valori fondanti e
fondamentali che sono “la libertà e la tolleranza”. Il problema, avverte
Kissler, che nella sua analisi non risparmia neppure le responsabilità
della chiesa, è che si predica tanto la tolleranza senza ricordare che
questa trova “il suo limite nell’intolleranza degli altri”. E
l’intollerante, per l’autore del volume, è l’islamismo, “l’estraneo”,
che mina la “nostra comunità liberaldemocratica”. La spinta a mandare in
stampa il suo saggio è dovuta a quel che accadde a Parigi nei primi
giorni dello scorso gennaio: la strage nella redazione di Charlie Hebdo
prima, la sparatoria nel supermercato kosher poi.
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Quel che è accaduto dopo, denuncia Kissler, fa capire che l’occidente è destinato a non avere futuro. Basta considerare la frase pronunciata dal ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maizière, subito dopo gli atti terroristici che (a suo giudizio) “non hanno nulla a che fare con l’islam”. Non si può trascurare con una tale sufficienza – dice l’autore – ciò che i terroristi stessi considerano una legittimazione delle proprie azioni, e cioè di essere “zelanti e fedeli al messaggio del Profeta”. Dinanzi a questo, aggiunge Kissler, “scompare ogni interrogativo, perché essi si richiamavano a torto o a ragione a questa o quella sura. E’ sufficiente che lo facessero”. Più che de Maizière, insomma, sarebbe più utile dar retta alla “posizione antitetica” espressa dalla scrittrice ed ex deputata olandese di origine somala Ayaan Hirsi Hali, che da sempre auspica – nonostante le minacce cui è quotidianamente sottoposta – una “responsabilizzazione dell’islam riguardo gli atti dei suoi seguaci violenti”.
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A dominare, oggi, è la cultura dell’appeasement, che “si è messa di
nuovo in moto con una velocità sorprendente”, come a Monaco nel 1938,
arrivando perfino a sostenere – scrive Kissler – che i diritti dell’uomo
siano da ricondurre al Corano. Questo appeasement nei confronti
dell’islam politico “merita risposte serie”. La prima domanda che
l’occidente deve porsi, mentre le minacce alla sua sicurezza
continueranno a crescere anche a causa dell’inerzia delle élite al
governo, è cosa sia andato storto quando sui banchi di scuola, da
Washington a Londra, da Berlino a Stoccolma, si studiava l’illuminismo, i
suoi princìpi, i suoi valori.
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