La verità di Lindo Ferretti su profughi, islam politico ed Europa timorosa
La libertà e la cattiva stampa. Di che cosa
ha parlato davvero l’ex CCCP ad Atreju. “Sui profughi si evidenzi il
taciuto: l’islam politico, il terrore imposto, lo stato di timore che ci
avvolge”. Schiaffetti al Fatto
di Lindo Giovanni Ferretti
| 29 Settembre 2015 ore 16:54
|
L'ex cantante dei CCCP, Giovanni Lindo Ferretti
Mi è capitato di incontrare, in questi anni,
molte persone, in altri tempi avrei detto troppe, che hanno seguito ed
apprezzato la mia storia, in tempi non sospetti, venendo dal mondo della
destra politica e sociale. Io credo che l’esperienza umana e la
rappresentazione che ne dà la cultura attengano ad un ordine pre
politico e post politico e per quanto la politica sia indispensabile
alla convivenza, non è sempre stato così e non è detto lo sarà, non
credo la racchiuda tantomeno la esaurisca.
Sono stato invitato da Giorgia Meloni, persona che mi ispira simpatia, politico che stimo e non sono molti. Motivo dell’incontro: “Fare Europa. Donne e uomini con una storia da raccontare”. Dieci minuti a ogni invitato. Mi è sembrata una buona occasione per riordinare pensieri ricostruendo il tracciato della mia esperienza pubblica dai CCCP a SAGA, teatro barbarico di uomini cavalli e montagne. Un tempo limitato che obbliga all’essenziale, un contesto ben definito: Terra nostra. Idee per l’Italia, l’Europa, la destra.
Le cose cambiano, questo il senso del mio intervento. Putin e la Russia testimoni involontari chiamati a deporre, in contumacia. Le cose per certi versi restano sempre le stesse ma questo attiene ad un altro ordine di pensiero, forse più affascinante ma astorico, estatico mistico.
ARTICOLI CORRELATI An, i vecchi e la grande bambina Marino, Salvini e Meloni, la banda del “nun se pò più senti’ né vede’” Quegli spazi bianchi della libertà E’ la mia seconda volta ad Atreju, della prima porto indelebile un ricordo: un giovane uomo viene verso di me, massiccio e sorridente, mi abbraccia - non hai idea di quanti postacci in cui ho messo piede per ascoltarti. Grazie per essere venuto una volta a casa mia - e se ne va contento.
Anch’io sono contento del mio giorno ad Atreju, della mia testimonianza, della intervista rilasciata alla loro radio, di chiacchiere serali a ruota libera su Israele e la Chiesa, sorprendenti per l’interesse e l’attenzione dei miei giovani interlocutori verso i nodi sostanziali del nostro tempo.
C’è anche un intermezzo insignificante e diventa la notizia virale, da prima pagina in cronaca locale. Appena sceso dal palco un microfono ed una telecamera esigono risposte, c’entra Salvini, c’entrano i profughi. Due parole a difesa di Salvini non le nego a nessuno e non sono disponibile, non lo sono mai stato, per la compilation dei bravi artisti con il cuore in mano, l’indignazione a comando. Ex meglio gioventù in perenne rimpianto con botulino incorporato.
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Cosa penso dei profughi? E’ un dolore immane, non può essere lenito da
alcuna parola emotiva. Si può, si deve, evidenziare il taciuto: l’Islam
politico, il terrore imposto nel vicino oriente, lo stato di timore che
avvolge l’Europa. I profughi ne sono ostaggio e conseguenza. Di questo
bisognerebbe discutere per poter operare il prima e meglio possibile.
Che il Signore protegge lo straniero e che la carità è pilastro della
socialità sta scritto ovunque e sta inciso nel cuore dell’uomo, anche
del mio. Di che stiamo parlando? Quello che sta succedendo è per certi
versi una invasione, per altri una deportazione di masse umane gettate
nella disperazione. Poi restano storie individuali comunque tragiche, a
ricordarci che il male, il dolore, sono quota inalienabile dell’umanità,
vanno combattuti, contenuti e arginati per quel che si può. “Occorre
metabolizzare la tragicità del vivere in dolente saggezza e un uso della
forza capace di affrontare la tempesta” è una frase del mio intervento.
Credo che la tempesta sia in arrivo ma gli unici che si vedono in giro
sono intenti ad allestire un picnic. Quelli rintanati in casa
partecipano via web, disquisiscono e pontificano postando la loro
sostanziale inconsistenza, beatificati dal virtuale. Connessi al vuoto.
Li inghiottirà. Ciao.
Sono stato invitato da Giorgia Meloni, persona che mi ispira simpatia, politico che stimo e non sono molti. Motivo dell’incontro: “Fare Europa. Donne e uomini con una storia da raccontare”. Dieci minuti a ogni invitato. Mi è sembrata una buona occasione per riordinare pensieri ricostruendo il tracciato della mia esperienza pubblica dai CCCP a SAGA, teatro barbarico di uomini cavalli e montagne. Un tempo limitato che obbliga all’essenziale, un contesto ben definito: Terra nostra. Idee per l’Italia, l’Europa, la destra.
Le cose cambiano, questo il senso del mio intervento. Putin e la Russia testimoni involontari chiamati a deporre, in contumacia. Le cose per certi versi restano sempre le stesse ma questo attiene ad un altro ordine di pensiero, forse più affascinante ma astorico, estatico mistico.
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Anch’io sono contento del mio giorno ad Atreju, della mia testimonianza, della intervista rilasciata alla loro radio, di chiacchiere serali a ruota libera su Israele e la Chiesa, sorprendenti per l’interesse e l’attenzione dei miei giovani interlocutori verso i nodi sostanziali del nostro tempo.
C’è anche un intermezzo insignificante e diventa la notizia virale, da prima pagina in cronaca locale. Appena sceso dal palco un microfono ed una telecamera esigono risposte, c’entra Salvini, c’entrano i profughi. Due parole a difesa di Salvini non le nego a nessuno e non sono disponibile, non lo sono mai stato, per la compilation dei bravi artisti con il cuore in mano, l’indignazione a comando. Ex meglio gioventù in perenne rimpianto con botulino incorporato.
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