giovedì 21 agosto 2014

Lettera aperta a direttori de: Il Giornale, Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, L'Unità



Buongiorno,

dalla homepage di virgilio.it , tra i gossip, che tanto intrigano una certa categoria di lettori dalla vita probabilmente insulsa e insoddisfacente, e di cui stracampano certe testate, ho puntato questo:
"Gli angeli fashion della scuderia di Victoria’s Secret rappresentano col loro tipico sex appeal la festa degli innamorati di San Valentino"
Le solite foto di donne manichino praticamente nude e in apparente offerta di sé, costumini e biancheria inclusi, ma il bello è venuto a mo' di flash, all'aprirsi della pagina: una scritta rossa a caratteri edwardiani che dice:
"Ti Voglio Tanto Bere"
Dove sono e se vogliamo, dove sono rimaste tranquillamente nascoste, infognate, le sinistre donne della sinistra intellettualoide italiana (con la i minuscola, che per loro non spreco la maiuscola...). Vanno smascherate, quotidianamente e senza remissione! Sono abiette.
Mi rivolta che ci si arroghi il pretestuoso diritto di rappresentare anche me: donna, donnissima che nella vita ha saputo emanare il fascino di una femminilità ricca e dignitosa, - femminilità dono intrinseco a sostegno della continuazione della specie umana - persona, madre di quattro figlie, oggi nonna consapevole che guarda al futuro per sé e per una società da consegnare alla progenie, coniugata oltre procelle e marosi affrontati con i denti ma soprattutto con la forza di valori e amore che spronavano a superare i limiti di ogniqualsivoglia passione, fino alla vedovanza; imprenditrice di se stessa, amante delle arti e ad esse attivamente dedita, donna che fece la scelta della famiglia contro quella del contratto permanente alla FAO di Roma. E questo,quando le femministe imperversavano, nel tentativo - sacrosanto di per sé - di conquistare un giusto posto nella società fuori del contesto familiare. Hanno sbagliato il metodo e le intenzioni profonde erano distorte: competizione.
Oggi si sfrenano anche dietro al concetto impostato verso altre direzioni di "integrazione". Tardi e malamente. Di integrazione non sanno e vociferano, sproloquiando, di offese alla dignità, di donne che si ergono in difesa di un non meglio identificato profilo morale e del rifiuto della mercificazione...
Quante di esse hanno segretamente sperato di accasarsi bene, riparandosi le spalle e le terga da una vita di isolante impegno, o di riuscire a emergere, anche e perché no - eppur si nega - grazie, - se non a uno charme negato loro da madre Natura -, agli appoggi dell'Intellighenzia che per ogni rivolo imperversa?
E non è quella una forma di subdola, mascherata prostituzione?
La consapevolezza sospinge a edificare, il resto è demagogia sfrenata che innesca meccanismi di violenza nel tentativo di atterrare forze democratiche elette liberamente. Dietro quelle forme di imposizione populista c'è lo spettro di volontà tortuose e torturanti che mirano ad annientare la più grande e pericolosa delle conquiste umane: la Libertà.
Innumeri gli spunti - sempre, nel tempo - per esercitare il diritto di difendere la dignità della persona, ma l'opposizione si manifesta, ora, compatta e ottusa, contro il fondamentale aspetto del diritto finalmente acquisito, alla riservatezza dei fatti della vita privata. E non vale, quanto, artatamente o meno, inscenato e messo agli atti da organi che, più si inerpicano per certe vie e meno istituzionali e democratici si vanno connotando - che sfruttano sì, sfruttano mezzi di orrifica memoria per ribaltare il risultato di una volontà popolare espressa con l'incontestabile diritto di voto. Sento addirittura che c'è stata denuncia di tentata effrazione negli uffici in cui sarebbero conservati dossier e documentazione a carico del Presidente del Consiglio! Ma ci prendono per dementi?
Si indignano, gli alti rappresentanti della Corte Costituzionale e si dichiarano offesi! Io, mi dichiaro offesa da quanto la loro azione mira a puntare il dito contro:
noi cittadini che abbiamo votato e con convinzione sosteniamo il Popolo della Libertà e il diritto del Presidente del Consiglio a essere giudicato nella sede, dall'organo, nel rispetto dei metodi e nei tempi appropriati, - qualora si ravvisasse la necessità di farlo -. Saremmo dunque un Popolo di imbecilli?
Ulteriormente affermo che le alte cariche istituzionali hanno il sacrosanto diritto-dovere di continuare a esplicitare la propria funzione fino al termine del mandato, non solo a salvaguardia della propria funzione ma, e soprattutto, a tutela dell'immagine del Paese nella sua interezza e che l'individuo, persona fisico-giuridica, indagato solo ed esclusivamente per fatti avvenuti, e non costruiti e auspicati - venga poi perseguito a tempo debito.
E' la dignità del Popolo tutto che viene calpestata da certi rimestatori! Allora, dunque, chiunque potrebbe andare in giro, impunemente, a suggerire che il Presidente della Repubblica è un pervertito, un fantoccio in mano ai comunisti, e pretendere che venisse segretamente e vilmente intercettato al fine di ritagliargli sù un bel vestitino stretto come una corazza, a stritolarlo!
Certi manovratori hanno la protervia di definire l'Italia un "Bene Supremo". Ma a negazione, poi, nei fatti, di questo anelito di salvificazione della Patria, quotidianamente e di certo, nottetempo, si lavora svergognando, senza freno e senza pudore tale sacra immagine, agli occhi di un mondo che, lontano, non può giudicare al di sopra delle parti e viene sospinto a una forma di "visualizzazione creativa". Ah, il potere della parola e dell'immagine, che ben conoscono, coloro che detengono le redini del Quarto Potere, arma possente, democratica o reazionaria, a seconda del vento che lo ispira e dalle ideologie e gli interessi di coloro che ne sostengono i profitti.
Ma ancora una volta pretendono di renderci stolti, a credere che tutti possano qualificarsi quali paladini di una sovrana libertà dell'informazione. Il Popolo, quello democratico vero, cresce e lo dimostra, scaricando sempre più personaggi che, presi dal panico della sparizione dalla scena della vita pubblica - che di politico nulla hanno - si accartocciano su se stessi architettando incestuose coalizioni, in dispregio di un seppur minimo senso di rispetto civico!!!
Non c'è vergogna, poiché il Potere fattosi macchina di distruzione, non patisce sentimenti.
In ogni atto e parola, con particolare riferimento alle vicende in corso, Io, ravviso una feroce volontà di sovvertimento e mi ripugna vedere con quanta determinazione la macchina messa in moto tenda a stritolare un essere umano - a questo punto e, contrariamente a quanto sbandierato che la "Legge è Uguale per Tutti" e che un individuo è innocente fino alla condanna per colpevolezza! - colpevole di esistere e di essere ben presente e visibile.
Vieppiù mi ripugna, in quanto a fini di potere si tiene alto il vessillo sotto un vento unidirezionale, di un'etica e di una moralità utilizzata a senso unico, discoperta e disseppellita dai recessi dei tempi oscuri dell'Inquisizione, che di santo non ebbe alcunché, ad avvalorare l'appellativo che a tale parola veniva pomposamente anteposto!
Mi pregio, a chiusura, di fare un copia-incolla della celebre aria rossiniana, che messa a frutto non mancherebbe di ottenere nefasti risultati, per nessun infelice preso di punta.
"La calunnia è un venticello
Un'auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar.
Piano piano terra terra
Sotto voce sibillando
Va scorrendo, va ronzando,
Nelle orecchie della gente
S'introduce destramente,
E le teste ed i cervelli
Fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
Lo schiamazzo va crescendo:
Prende forza a poco a poco,
Scorre già di loco in loco,
Sembra il tuono, la tempesta
Che nel sen della foresta,
Va fischiando, brontolando,
E ti fa d'orror gelar.
Alla fin trabocca, e scoppia,
Si propaga si raddoppia
E produce un'esplosione
Come un colpo di cannone,
Un tremuoto, un temporale,
Un tumulto generale
Che fa l'aria rimbombar.
E il meschino calunniato
Avvilito, calpestato
Sotto il pubblico flagello
Per gran sorte va a crepar."
Lettera firmata. 
LO,

fiera e libera pensatrice

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