sabato 25 ottobre 2014

18 febbraio

Lettera aperta:
Esigerei di avere un rapporto equo con lo Stato, nel caso specifico, con Equitalia, che a tutt'oggi di equo, congiuntamente allo Stato inteso nel suo insieme, ha soltanto la denominazione. 
Esigerei che oltre a definire e pretendere il versamento del giusto ammontare di tasse da parte di ciascun soggetto dovuto al pagamento delle stesse, le Istituzioni si rendessero degne della iniziale maiuscola, amministrando bene i fondi pubblici, spendendo i denari incassati, per opere a beneficio della comunità autoctona pagante e di quella realmente indigente, mirando tra l'altro, al miglioramento delle condizioni di vita di coloro che, non per colpa o dolo, vivono in condizioni perfino disastrate.
Esigerei che i ladri di Stato venissero spogliati di ogni bene, da restituire al Paese, e spediti in colonie penali appositamente create, messi ai lavori pesanti, forzati. Esigerei di potermi sentire orgogliosa di pagare le tasse. 
Esigerei che in luogo di fare subdola campagna elettorale sbandierando una millantata necessità di ampliare le strutture carcerarie esistenti, venissero rispediti a calci nel sedere, a casa loro, tutti i delinquenti immigrati, ché ne abbiamo a sufficienza di nostri, da mantenere - ma anche questi li spedirei in colonia. 
Esigerei che non si permettesse agli immigrati, con la scusa che risultano categoria disagiata, di prendersi gioco di leggi, di territorio e di cittadini Italiani, indegnamente appoggiati e sospinti da chi intende trarre cieco e bieco giovamento politico e personale da un operare di tal malefica fatta. Integrazione? Col contagocce, dosata come il veleno affinché abbia effetti curativi. 
Esigerei che a certi poteri venisse impedito di imporre politiche di asservimento a Stati altri, e politiche di stravolgente globalizzazione. A proposito di globalizzazione, mi risultava, a suo tempo, che Prodi, oltre ad averci messo l'euro sul collo, oltre ad aver aperto alla Cina, insieme alla gentile Signora avesse investito intensivamente in quel di Perugia e dintorni, probabilmente vista la grande affluenza e conseguente necessità di abitazioni e servizi da parte, appunto, di immigrati. Lui era sereno. Lui è sereno. Lui sorride nelle piazze. Lui è probabilmente satollo. Più che sereni, i suoi discorsi erano frutto di demenziale arroganza. 
Esigerei di sperare di permanere in un Paese in cui si combatte non per un colore ma per un degno vivere, circondati da ambienti sani, puliti, sicuri. Praticamente, vorrei l'Eldorado. 
Basterebbero una cinquantina di meteoriti teleguidate?

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