Lettera aperta:
Esigerei di avere un rapporto equo con
lo Stato, nel caso specifico, con Equitalia, che a tutt'oggi di equo,
congiuntamente allo Stato inteso nel suo insieme, ha soltanto la denominazione.
Esigerei che oltre a definire e pretendere il versamento del giusto ammontare di
tasse da parte di ciascun soggetto dovuto al pagamento delle stesse, le
Istituzioni si rendessero degne della iniziale maiuscola, amministrando bene i
fondi pubblici, spendendo i denari incassati, per opere a beneficio della
comunità autoctona pagante e di quella realmente indigente, mirando tra l'altro,
al miglioramento delle condizioni di vita di coloro che, non per colpa o dolo,
vivono in condizioni perfino disastrate.
Esigerei che i ladri di Stato venissero
spogliati di ogni bene, da restituire al Paese, e spediti in colonie penali
appositamente create, messi ai lavori pesanti, forzati. Esigerei di potermi
sentire orgogliosa di pagare le tasse.
Esigerei che in luogo di fare subdola
campagna elettorale sbandierando una millantata necessità di ampliare le
strutture carcerarie esistenti, venissero rispediti a calci nel sedere, a casa
loro, tutti i delinquenti immigrati, ché ne abbiamo a sufficienza di nostri, da
mantenere - ma anche questi li spedirei in colonia.
Esigerei che non si
permettesse agli immigrati, con la scusa che risultano categoria disagiata, di
prendersi gioco di leggi, di territorio e di cittadini Italiani, indegnamente
appoggiati e sospinti da chi intende trarre cieco e bieco giovamento politico e
personale da un operare di tal malefica fatta. Integrazione? Col contagocce,
dosata come il veleno affinché abbia effetti curativi.
Esigerei che a certi
poteri venisse impedito di imporre politiche di asservimento a Stati altri, e
politiche di stravolgente globalizzazione. A proposito di globalizzazione, mi
risultava, a suo tempo, che Prodi, oltre ad averci messo l'euro sul collo, oltre
ad aver aperto alla Cina, insieme alla gentile Signora avesse investito
intensivamente in quel di Perugia e dintorni, probabilmente vista la grande
affluenza e conseguente necessità di abitazioni e servizi da parte, appunto, di
immigrati. Lui era sereno. Lui è sereno. Lui sorride nelle piazze. Lui è
probabilmente satollo. Più che sereni, i suoi discorsi erano frutto di
demenziale arroganza.
Esigerei di sperare di permanere in un Paese in cui si
combatte non per un colore ma per un degno vivere, circondati da ambienti sani,
puliti, sicuri. Praticamente, vorrei l'Eldorado.
Basterebbero una cinquantina di
meteoriti teleguidate?
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