sabato 25 ottobre 2014

Magalli e la Banda della Magliana - 28 aprile 2011

Egregio Direttore,
 
ma come si può! Come si può sfruttare le cose più indegne pur di fare spettacolo? Il Magalli porta in trasmissione un componente della banda della Magliana. Ma non basta. Il galeotto beneficia di tutti i trattamenti atti a "favorire il reinserimento" nella società che insieme ai complici ha tentato di distruggere con comportamenti disumani e bestiali: ad esempio, il duca Grazioli fu assassinato quasi per errore, doveva andare diversamente, erano ragaaazzi, formavano un gruppo mica una banda... Ed Emanuela Orlandi... su quella povera disgraziata non si è disquisito ma su quanto sia bello e utile aiutare gli "ospiti" (una volta definiti persino "pazienti"... eh, sì, davvero pazienti...) - delle carceri a studiare, dilettarsi, coltivare interessi allo scopo di essere pronti a scattare verso porte spalancate, una volta fuori, bè sì, di questo si è parlato... Sì signori, perché quelle bestie tornano fuori, in spregio alle vite straziate.
 
L'ospite di turno viene pubblicizzato poiché ha "trovato la via" della redenzione nella recitazione a teatro. Egli (o dovrei dire "esso"... segue corsi e si cimenta e sembra, perché no, riscuotere qualche successo, tanto che il Magalli lo sollecita a tenerlo informato poiché, il giorno che il soggetto si cimenterà pubblicamente, egli, già ansioso di battergli le mani, non vorrà perdersi il gusto dello spettacolo... fosse mai che non gli rinnovano il contratto, se si defila?
 
In trasmissione lo raggiunge l'operatore che segue i "recuperi" e costui definisce i carcerati quali "ospiti". Un lapsus? Nooo! In effetti sono ospiti, ospiti nostri, alla faccia di chi deve faticosamente affrontare la dura realtà quotidiana. Segue il direttore delle carceri di Rebibbia, "albergo" abitato dal personaggio in questione che si mostra ben tenuto, stirato, pettinato, pasciuto -, e  costui, garbatamente afferma che sì, le terapie di recupero in effetti recuperano. Sortiscono buoni effetti e di norma chi ne usufruisce, una volta fuori, si comporta senza delinquere.
 
Ci dobbiamo credere? A guardare con una certa incontenibile invidia, verrebbe voglia di chiudere gli occhi, colpire alla cieca e costituirsi. E' così cara la vita qua fuori. Alloggi e utenze hanno costi insostenibili. Per non parlare del vitto. E poi, quanto mi piacerebbe recitare, dipingere, avere una fornita biblioteca a disposizione ecc... tutto aggratisse. Gli operatori lamentano la poca diffusione di tanta grazia sul territorio nazionale. Chissà, magari al popolo di sinistra, a quello viola, manca un numero di soggetti preparati a educare. Speriamo che non li stiano formando ché qui, non se ne può più di questa assurdità. Lo definiscono vivere civile. Civile per chi?
 
Si redimono, provano rimorso e pentimento... E allora? Giusto, se mai vero. Più giusto ancora che scontino fino all'ultimo respiro, chiusi in gabbia, no a spassarsela. Ovviamente, dietro tanta cura e dedizione ci sono i posti di lavoro e le carriere degli assistenti sociali, gruppi anche loro, presumibilmente appartenenti, tanto per dirne una, a correnti di sinistra. Anzi, coltivo il dubbio che se in tasca non hanno la tessera del partito, certi personaggi il lavoro se lo sognano e dunque, vai con la bandiera, sventolata contro ogni rispetto della vita. Quella dei morti a cui è stata tolta e negata e quella di chi li piange.
 
 

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