Egregio Direttore,
ma come si può! Come si può sfruttare
le cose più indegne pur di fare spettacolo? Il Magalli porta in trasmissione un
componente della banda della Magliana. Ma non basta. Il galeotto beneficia di
tutti i trattamenti atti a "favorire il reinserimento" nella società che insieme
ai complici ha tentato di distruggere con comportamenti disumani e bestiali: ad
esempio, il duca Grazioli fu assassinato quasi per errore, doveva andare
diversamente, erano ragaaazzi, formavano un gruppo mica una banda... Ed Emanuela
Orlandi... su quella povera disgraziata non si è disquisito ma su quanto sia
bello e utile aiutare gli "ospiti" (una volta definiti persino "pazienti"... eh,
sì, davvero pazienti...) - delle carceri a studiare, dilettarsi, coltivare
interessi allo scopo di essere pronti a scattare verso porte spalancate, una
volta fuori, bè sì, di questo si è parlato... Sì signori, perché quelle bestie
tornano fuori, in spregio alle vite straziate.
L'ospite di turno viene pubblicizzato
poiché ha "trovato la via" della redenzione nella recitazione a teatro. Egli (o
dovrei dire "esso"... segue corsi e si cimenta e sembra, perché no, riscuotere
qualche successo, tanto che il Magalli lo sollecita a tenerlo informato poiché,
il giorno che il soggetto si cimenterà pubblicamente, egli, già ansioso di
battergli le mani, non vorrà perdersi il gusto dello spettacolo... fosse mai che
non gli rinnovano il contratto, se si defila?
In trasmissione lo raggiunge
l'operatore che segue i "recuperi" e costui definisce i carcerati quali
"ospiti". Un lapsus? Nooo! In effetti sono ospiti, ospiti nostri, alla faccia di
chi deve faticosamente affrontare la dura realtà quotidiana. Segue il direttore
delle carceri di Rebibbia, "albergo" abitato dal personaggio in questione che si
mostra ben tenuto, stirato, pettinato, pasciuto -, e costui, garbatamente
afferma che sì, le terapie di recupero in effetti recuperano. Sortiscono buoni
effetti e di norma chi ne usufruisce, una volta fuori, si comporta senza
delinquere.
Ci dobbiamo credere? A guardare con
una certa incontenibile invidia, verrebbe voglia di chiudere gli occhi, colpire
alla cieca e costituirsi. E' così cara la vita qua fuori. Alloggi e utenze hanno
costi insostenibili. Per non parlare del vitto. E poi, quanto mi piacerebbe
recitare, dipingere, avere una fornita biblioteca a disposizione ecc... tutto
aggratisse. Gli operatori lamentano la poca diffusione di tanta grazia sul
territorio nazionale. Chissà, magari al popolo di sinistra, a quello viola,
manca un numero di soggetti preparati a educare. Speriamo che non li stiano
formando ché qui, non se ne può più di questa assurdità. Lo definiscono vivere
civile. Civile per chi?
Si redimono, provano rimorso e
pentimento... E allora? Giusto, se mai vero. Più giusto ancora che scontino fino
all'ultimo respiro, chiusi in gabbia, no a spassarsela. Ovviamente, dietro tanta
cura e dedizione ci sono i posti di lavoro e le carriere degli assistenti
sociali, gruppi anche loro, presumibilmente appartenenti, tanto per dirne una, a
correnti di sinistra. Anzi, coltivo il dubbio che se in tasca non hanno la
tessera del partito, certi personaggi il lavoro se lo sognano e dunque, vai con
la bandiera, sventolata contro ogni rispetto della vita. Quella dei morti a cui
è stata tolta e negata e quella di chi li piange.
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