E Napolitano, intanto, è rimasto senza parole. Di fronte alle esternazioni di
Fini, presidente della Camera in preda a raptus dichiaratore, non sa più che
cosa dire. Non siate maliziosi, non pensate male: non è vero, come sussurra
qualcuno, che il capo dello Stato sia fazioso, non è vero che non rispetti la
par condicio e che d’istinto gli venga da bacchettare solo Berlusconi. Macché.
Il capo dello Stato vorrebbe intervenire su Fini, vorrebbe censurarlo. Il fatto
è che proprio non gli esce la voce. Che ci vo-lete fare? Quando sente Gianfranco
rimane lì, a bocca aperta, come un pesciolino rosso nell’acquario del Quirinale.
Proprio così: avrebbe mille cose da dire, ma non gliela fa. Spalanca le fauci,
comprime il diaframma, si sforza anche di urlare tutta la sua indignazione. Ma
dalla sua gola non esce nemmeno un flebile sussurro. Povero Giorgio, chissà che
frustrazione. Lo so che a volte noi ragazzacci del Giornale siamo stati un po’
cattivelli con il nostro presidente della Repubblica. Anche recentemente abbiamo
scritto parole che sono andate un po’ di traverso tra gli arazzi e le ceramiche
del Colle. Però stavolta, ve lo dobbiamo dire, bisogna essere solidali con lui.
Napolitano sta soffrendo: è davvero arrabbiato con Fini. Terribilmente
arrabbiato. Così arrabbiato che non riesce a farcelo sapere. Vedete voi, cosa
succede quando si perde la pazienza? Insieme alla pazienza si rischia di perdere
pure la voce. Saltano i nervi. E insieme saltano le corde vocali. È un fatto
fisico, forse anche psicologico. Povero Napolitano, chissà com’è depresso.
Vorrebbe far sapere a tutti che un presidente della Camera non può dire che la
Camera non conta nulla; vorrebbe urlare al mondo che i parlamentari che cambiano
schieramento, finché la Costituzione non viene modificata, meritano di essere
rispettati, soprattutto da chi li dovrebbe difendere; vorrebbe gridare che le
istituzioni non vanno offese, soprattutto da chi le presiede, e non possono
essere trascinate così nelle trincee fangose della quotidiana battaglia
politica. Lo vorrebbe davvero. Solo che l’irritazione gli gonfia l’epiglottide,
lo sdegno gli secca la lingua, salivazione azzerata,Pomo d’Adamo impazzito.
Insomma non riesce a proferir parola. E quella bocca da ex comunista, che pure
in passato è riuscita a sostenere qualsiasi tesi, adesso rimane spalancata sul
nulla. Afona come una campana senza batacchio. Pare che al Quirinale siano pure
un po’ preoccupati. Non dev’essere nemmeno uno spettacolo piacevole vedere il
presidente della Repubblica che si sforza di dichiarare (perché lui vorrebbe,
davvero, ci prova continuamente) senza riuscire a dire alcunché. Qualcuno
(pensate) potrebbe pure pensare che egli approvi un comportamento così
istituzionalmente scorretto come quello di Fini, qualcuno potrebbe credere che
egli guardi con occhio favorevole un presidente della Camera che viene meno ai
suoi doveri, che inquina il corretto funzionamento degli organi costituzionali e
che insulta i deputati. Non sanno che non è così. Che, invece, Napolitano è
rimasto davvero senza parole. E purtroppo il cerimoniale non prevede che il capo
dello Stato si esprima con l’alfabeto muto. Altrimenti lui lo farebbe. Sicuro. È
così indignato, è così inferocito con Fini. Il presidente della Camera, per
altro, continua a minacciare di andare in giro per trasmissioni, manco fosse
Cecchi Paone o Alba Parietti: ma chi si crede d’essere?Se solo gli fosse
avanzato un filo di voce, ah come avrebbe urlato il vecchio Giorgio. Invece
nulla. Non gli esce niente. A qualcuno potrebbe venire il sospetto: come mai
quando lo fa arrabbiare Berlusconi trova sempre le parole per replicare,
ammonire, censurare, indicare, suggerire, correggere, spiegare? Già: perché? La
spiegazione è semplicissima: perché Berlusconi non l’ha mai fatto arrabbiare
tanto quanto Fini. Ma sicuro: il presidente della Camera sta davvero esagerando.
E così il capo dello Stato, di fronte a cotanta esagerazione, è rimasto a bocca
aperta. Con il premier, di norma, s’indigna quel tanto che basta per far sapere
a tutti la sua indignazione; con Gianfranco s’indigna di più, a tal punto che
rimane senza parole. E così resta lì, patetica scena, bloccato come un baccalà,
con le labbra surgelate, le mandibole aperte nel vano sforzo di proferire un
verbo. Irritato violentemente con Fini. E in fondo irritato anche un po’ con se
stesso per aver perso così la pazienza. La voce. E, di conseguenza, pure un po’
la faccia.
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