sabato 25 ottobre 2014

A volte gli ideali, nonostante le intenzioni, si sfaldano in brevi annotazioni

Lettera di un padre al figlio, in occasione dello sciopero degli autrasportatori (sotto, il mio pensiero):
 
Lettera a mio figlio diciottenne. Caro Mattia ieri sera mi hai dato un gran dolore ed uno sprono a lottare. La tua generazione è nata e cresciuta in un'epoca di nani e ballerine,vi hanno fatto credere che tutto fosse facile, che la vita fosse un reality,vi hanno tolto,la percezione di capire cosa succede intorno a voi. La tua generazione non sa chi erano Falcone e Borsellino, ma sapete chi è Belén o qualche tronista idiota. Ti chiedo scusa se ho permesso che questo avvenisse. Apri gli occhi figlio mio ti hanno portato via tutto, stai studiando per avere un futuro migliore, ma il potere sta facendo in modo che tu non possa riuscirci. Il 9 dicembre sarò in strada ma non per me,la mia vita ormai me la sono fatta fottere da tanto tempo ,ma per te e quelli come te,per darvi quello che vi hanno tolto,per darvi la possibilità di scegliere, di riappropriarvi di valori ormai perduti e calpestati Non è il denaro il metro di giudizio sono l'onestà, la coerenza, aiutare il diverso ad essere accettato,il capire le esigenze degli altri e rispettarle,trovando il modo di vivere in armonia. Mattia papà ti vuole bene

Commento di Viola:
 
Sì, papà ti vuole bene ma parla alla spicciolata e se io fossi Mattia, dopo anni di una vita di crescita stile "fai da te che io so' impegnato", non mi lascerei impressionare. Il discorso ha da essere coerente, viscerale, fatto da qualcuno che non se la cava con un "ti chiedo scusa se ho permesso che questo avvenisse; per darvi quello che vi hanno tolto, per darvi la possibilità di scegliere, di riappropriarvi di valori ormai perduti e calpestati." I valori si succhiano dal biberon, insieme a latte e biscotti, e magari si mandano giù col cucchiaio, dentro a un umile piatto di pancotto. I valori hanno da entrare nel sangue, per far parte di noi. I valori si acquisiscono con l'educazione, l'esempio. Le chiacchiere del dopo restano pressoché vane perché la scorza è indurita e a Mattia, chi glielo leva dalla testa che le cosce e la biografia di Belèn non siano a pieno titolo più interessanti della storia dei morti ammazzati in nome di una falsa democrazia, di uno Stato padrone e spesso Longa Manu di coltelli assassini; di uno Stato che ruba e affama; di uno Stato della Vergogna, che è ormai ben oltre, la Vergogna stessa. Chi gli tira fuori un dolore dal petto, a Mattia, per il degrado, lo sperdimento, i suicidi per fame dei nostri veri concittadini; lo sfruttamento dei figli di nessuno rinchiusi e schiavizzati e quant'altro orrore gli può mai toccare, in nome di una tutela che non esiste perché solo il demone "profitto" imperversa. Chi ce lo tira per i capelli, ormai, a Mattia, a partecipare allo sciopero dei disperati quelli veri, piazzandosi a gambe larghe, mani sui fianchi e testa alta, per gridare contro l'anticristo che impera, per marciare avanti come hanno fatto quelli che ci hanno preceduti e che sono morti, poveri illusi, alle frontiere, alla guerra "santa" per la santa "Madre Patria" che oggi è diventata oggetto di mercimonio e più che Madre Patria è divenuta Madre Tenutaria, Madre Badessa di luoghi di segrete lussurie e imbrogli! Che ne sa Mattia, dei disgraziati che hanno sudato sangue su quei campi che una casta non ha mai permesso loro di registrare come propri. E chi mai potrebbe essere per Mattia, un Salvatore Giuliano - Turi, Turi, amato da tutto il popolo siciliano e odiato dal Potere e dai suoi servi - bello giovane idealista e giustiziere per un avvenire che mai ci fu né ci sarebbe stato? Mattia, magari, non distingue nemmeno tra i padroni di una volta, quelli che del popolo consideravano soltanto la forza lavoro, le braccia muscolose da sfruttare, figli da figliare ad aumentare le fila degli sfruttati per fame quella nera, e quello che oggi i sindacati che, appaciati con lo Stato sfruttatore, mettono sulla croce fomentando odio di casta che casta non è, e additano come il nemico da colpire. Che ne sa, Mattia, che quello è un uomo che la notte - per il gravame di tasse, balzelli, oneri burocratici che mannaggia 'a morte chi ce la può fare a stare dietro a queste mostruosità -, la notte, lui, il "padrone", non chiude occhio e si ammala e si schianta prima dell'operaio che, comunque, nemmeno lui è tutelato per davvero. Magari, Mattia, ogni tanto va a piazza San Giovanni e canta l'Internazionale. Ma che ne sa, Mattia... dell'armonia, del rispetto reciproco, della sacra e sana battaglia per la salvaguardia del territorio, territorio inteso come spazio vitale per una crescita onesta, pulita, sana, condivisa e non rapinata. Che ne sa Mattia di quanto sia falso il perbenismo dei demagoghi delle masse che inneggiano alla tolleranza verso il "diverso", verso un'integrazione che non c'è mai stata e figuriamoci se si materializza adesso con tutto l'assurdo che gira! Che ne sa Mattia di quale presa in giro fu l'apertura agli studi universitari alle scuole di ogni ordine e grado, inventata per depositare sulle spalle delle famiglie i figli che lo Stato ladrone non voleva impegnarsi a far crescere e vivere dignitosamente perché il danaro da spartire rischiava di diminuire... Mattia che si schiaccia un Grande Fratello, un Amici, un'improbabile Isola dei Famosi, una sfilza di telefilm ammazza e spara e stupra e sfregia ché tanto, cosa vale una vita umana. Cosa, per tutti i poveri Mattia di questa Italia svilita, defraudata? Non resta che sperare nel miracolo del richiamo della terra, del sangue che buon sangue non mente, dell'acqua corre ma il sangue chiama... nenie di un tempo andato che il centro dell'anima non può dimenticare. Altrimenti, Mattia alla manifestazione, così come stanno le cose, non ce lo vedo. Ci vedo piuttosto una persona come me, che la vita l'ha vissuta anche com'era; com'eravamo, fiduciosi e azzardosi, impavidi perché la guerra i nostri padri l'avevano finita e il dopoguerra fu per noi una strada verso il benessere e perfino, per tanti, una forma di felicità. Noi sì, che abbiamo visto ghermire e distruggere. Noi sì, che rivogliamo il maltolto. E allora, un vigoroso incitamento a chi si farà avanti a manifestare. Che parlareParlareParlare... troppo comodo è.

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