sabato 25 ottobre 2014

S-Marò-nnando



Vorrei dire... E morto Garibaldi? si usava chiedere a qualcuno che sembrasse aver dormito da piedi di fronte alle evidenze. Ebbene  sì. Da un bel pezzo. E voi scrivete articolino ovvio e scontato quando tutti i buoi sono usciti dalla stalla. Ridicoli. Oppure, sprovveduti e incapaci di usare quel tanto di lungimiranza che sarebbe d'uopo, in certi ambienti.

Dove sta rintanato el sor Marino con la sua biciclettina trendy e il caschetto che lo rende ancor più ridicolo di quanto non sia di suo?

La UE si scandalizza per mille cose che vorrei vedere cosa farebbe l'altra, la sora Merkel, se le avesse in casa propria, e tace su situazioni scandalose che vanno a colpire gli indigeni - in questo caso, gli Italiani nati in Italia da generazioni Italiane. Comodo e cortomirante. Vogliono la guerra? Per disgrazia, gira gira l'avranno perché alle invasioni, con la guerra si risponde. Non ci può essere dialogo contro aggressori che figliano a rotta di collo per colonizzare una Nazione. E il caro Papa parla parla ma le invasioni dentro al Vaticano le respinge fuori le mura, in territorio Italiano, regolarmente assediato da orde di ambulanti invadenti. I vigili? Le camionette di Scelba, ci vorrebbero. Conto i nostri che manifestano per il pane, polizia in assetto antisommossa, a questi, i vigili. Ma non ci prendete per i fondelli ché siamo stufi.


Nato nella Venezia Giulia che non c’è più,è stato addet­to militare a Londra e ha co­ordinato le missioni italia­ne in Albania, nell’ex Jugo­slavia e in Afghanistan. Amante della scherma ha ri­coperto il ruolo di coman­dante Nato per il Sud Euro­pa. Il 12 novembre 2003 ha perso il figlio Massimo nella strage di Nassiriya reagen­do con grande dignità. Non è più in servizio, ma sui marò ha scritto quello che molti al­ti ufficiali sotto le armi pen­sano e non possono dire.
FBil
Illustre direttore,
mi riferisco all'articolo di Fausto Biloslavo su il Giornale di sabato 21 dicembre. Non credo che siamo pochi pazzi sognatori a voler credere nell'Italia in maiuscolo, quindi la vergogna per la vicenda dei marò dovrebbe essere una triste condizione diffusa, sulla quale doveva (e dovrà) ben riflettere chi ha consigliato quel collegamento certamente imbarazzante per il presidente della Repubblica (quello di Napolitano in teleconferenza con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per gli auguri di Natale, ndr), per la manifesta umiliante ammissione di impotenza nazionale. Sarebbe stato un rigurgito di orgoglio troppo ardito suggerire, invece, di apostrofare l'ambasciatore indiano magari durante l'incontro con il corpo diplomatico? Senza infrangere troppo pesantemente l'etichetta si sarebbe potuto dire, per esempio, che se si riesce a trattare con i peggiori terroristi il rilascio di connazionali rapiti, non dovrebbe risultare tanto difficile convincere una nazione dalla civiltà millenaria paladina della non violenza ad applicare il diritto internazionale... Ma forse i valorosi fucilieri del San Marco sentiranno invece propria la colpa principale, nel fatto di non essere temerari giornalisti o turisti irrispettosi degli avvisi di sicurezza, bensì soldati disciplinati e leali, difensori ammirevoli dell'onore residuo di uno Stato imbelle.
http://www.ilgiornale.it/news/esteri/letterasui-mar-colle-ha-dimenticato-lorgoglio-nazionale-978305.html

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